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Quando un neonato percepisce un  pericolo  e si sente  abbandonato, non trovandosi
                  evolutivamente in una fase di indipendenza, sprofonda in un’insostenibile vuoto di paura ed
                  impotenza, l’esperienza di non avere una base per l’esistenza (fattore che dipende anche dal
                  proprio conto corrente  emozionale acquisito).  In questo frangente si blocca la corrente
                  psico-bioenergetica discendente,  che in questa fase ha lo scopo del radicamento ed
                  individuazione. Invece la forza vitale si muove verso  una  dimensione-snodo psico-
                  bioenergetica superiore, dove si sente più al sicuro  (e il pianto un è manifestazione
                  energetica). Allora il movimento ascendente  diviene abituale, deprivando le dimensioni-
                  snodo psico-bioenergetiche inferiori e squilibrando il sistema bio-psico-spirituale personale.
                  Esperienza dopo  esperienza il senso di abbandono può minare in profondità la psiche
                  arrivando a porre in dubbio il proprio diritto di esistere, come ci conferma tristemente la
                  cronaca dei sempre più numerosi resoconti di suicidio giovanile (ma non solo); fatti che
                  appaiono  essere incomprensibili alla ragione dei più. Questo rappresenta  la punta
                  dell’iceberg delle forme di mal-essere qui elencate – la paura, colpa, vergogna, dolore, ecc.
                  – che sono tra loro collegate dando luogo a molte diverse tipologie di disagio, a volte in forma
                  moltiplicativo-amplificativa a causa delle interazioni continuative e negative.

                  La paura inibisce risposte appropriate a situazioni comuni. Per esempio, se da adulti si teme
                  l’abbandono, si può aver timore di esprimere le cose che non piacciono per paura di essere
                  di nuovo abbandonati. Ma si arriva anche al senso di  inesorabilità dell’abbandono,
                  accompagnato da un senso di vuoto, interpretando la minima critica o cambio d’umore del
                  proprio partner come un chiaro segnale di rifiuto. Il corpo stesso può riflettere questo stato
                  di  collasso  psichico,  con i muscoli cronicamente sottotono, le gambe deboli  e la parte
                  superiore della schiena curva, come se la spina dorsale non avesse la forza per tenersi ritta.
                  L’abbandono durante gli anni della formazione spesso provoca un eccesso nella dimensione
                  psico-bioenergetica del corpo che si manifesta in dipendenza dalla sicurezza, dal cibo, dalle
                  persone amate (come citato nella sezione sul dolore), dalla routine, per compensare il senso
                  di abbandono, di rischio di perdita, di mancanza e di crisi in generale.
                  Per esempio, un senso di infelicità per il proprio lavoro e, d’altra parte, il terrore di perderlo
                  per timore di non poter trovare nient’altro. Oppure una relazione insoddisfacente, ma la
                  convinzione di non poterne fare a meno per non rimanere da solo/a per sempre. O anche
                  l’avere molto denaro in  banca, ma non riuscire mai a spenderlo per paura di  impensati
                  problemi futuri. Tutte forme di dipendenza dalla sicurezza di ciò che si ha, ove si alimenta un
                  modello di mantenimento che fornisce false sicurezze nel timore di cambiamenti non voluti.
                  Una persona con un’accelerata corrente ascendente è ipervigile nei riguardi dei messaggi
                  esterni, come se fosse alla costante ricerca di modi per collegarsi con chi si prende cura di sé
                  o in costante allerta verso il pericolo. D’altra parte l’abbandono o la sensazione di abbandono
                  da parte di altri è anche alla base della tendenza ad abbandonare sé stessi  (carenza
                  energetica). C’è chi, per esempio, abbandona qualunque compito stia svolgendo alla minima
                  difficoltà; chi si prende poca cura del proprio corpo, dimenticandosi di mangiare o di lavarsi.
                  C’è chi abbandona le proprie opinioni quando si trova di fronte a un disaccordo e adotta le
                  opinioni dell’altro e c’è chi abbandona i propri progetti prima di completarli, trascurando per
                  esempio la scuola e lasciando cose non finite al lavoro e a casa. La lista è lunga, ad ogni modo
                  l’abbandono mina la fiducia necessaria a sviluppare un senso di sicurezza - da cui il senso di
                  fede personale; mina le basi più profonde del proprio Sé.
                  La trascuratezza è una forma più sottile di abbandono, l’abbandono di sé. È associata ad un
                  ricordo sepolto di impotenza che può arrivare ad annientare la connessione con qualunque


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