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cosa concreta. Questa instabilità conduce alla sfiducia negli altri ed anche sfiducia verso chi
                  potrebbe essere d’aiuto. La trascuratezza “nutre” il “demone della vergogna”, quello della
                  colpa e similmente sabota le altre quattro dimensioni-snodi psico-bioenergetici.
                  La violenza fisica provoca dolore e induce i bambini a dissociarsi dalle proprie sensazioni
                  fisiche. Come citato, l’ansia causata dalla violenza provoca uno stress ormonale e questo
                  stato di eccitazione può creare dipendenza, al punto di produrre la necessità di creare crisi
                  nel corso della propria vita per potersi sentire vivi e superare lo  stordimento  della
                  dissociazione; crisi che reiterano ciclicamente lo stato di sopravvivenza. La dissociazione
                  fisica può rendere la persona incline agli incidenti, poiché i confini, come citato, così come
                  anche i pericoli connessi, non vengono presi in considerazione. E questi piccoli infortuni
                  riportano all’esperienza del dolore, esperienza che diviene familiare.
                  Dunque, la violenza fisica può  provocare eccessi o carenze nelle strategie di difesa, o
                  separando la coscienza dal proprio corpo (carenze), oppure creando un’ossessione verso il
                  corpo (eccessi) visto esteriormente a sé, come una cosa. Non infrequente è la combinazione
                  di dissociazione  e ossessione, come ad esempio l’ottundimento delle emozioni  unito a
                  continue diete.
                  I “confini” possono essere un mistero per coloro che sono stati privati dell’accudimento,
                  della continuità e della sicurezza; la sofferenza per la separazione e il desiderio di fusione
                  possono divenire così intensi che l’intero concetto di confine tra sé ed un’altra persona può
                  divenire qualcosa da respingere e può portare a problemi molto seri.
                  Se d’altra parte le necessità di questa dimensione-snodo del diritto di esistere e di avere sono
                  state soddisfatte in modo adeguato, allora non si avrà  timore di  costruirsi dei limiti
                  appropriati con un chiaro senso di identità personale, mettendo il proprio corpo nella giusta
                  prospettiva di forza personale e di necessità oggettive, oltre che di necessità oggettive degli
                  altri con un attivo senso di responsabilità verso la comunità. Dunque, si avrà la capacità di
                  dire, per esempio “ne ho abbastanza di questa relazione non produttiva” oppure “ho
                  mangiato abbastanza” nella sicurezza che le proprie radici psico-bioenergetiche sosterranno
                  la propria vita, non si dipenderà dagli altri bensì si interdipenderà costruttivamente con
                  senso di responsabilità sociale condivisa. Se d’altra parte le proprie necessità non sono state
                  soddisfatte in questa dimensione dell’essere, allora si temerà di porre dei limiti, cercando il
                  contatto fusionale per colmare il vuoto, non potendo mai sperimentare la soddisfazione del
                  “è abbastanza”. Quando a una persona non viene permesso di avere il proprio “terreno” e
                  deve sopperire alle necessità di sopravvivenza della famiglia, allora  non si formano dei
                  confini  personali; questo può essere  per esempio  il caso  di un ragazzo che si è  dovuto
                  occupare della madre malata, del padre quando era ubriaco e dei fratellini quando i genitori
                  lavoravano, senza che qualcuno si fosse mai davvero occupato di lui, con senso di colpa,
                  vergogna e paure e vivendo quello sconfinamento su di lui di problematiche altrui come fatto
                  naturale, come problemi completamente propri dai quali non si vede via di uscita.
                  Indicazioni importanti relativamente allo stato psico-bioenergetico di questa dimensione
                  dell’essere le si trovano nell’aspetto e nella forma del corpo e nello stile caratteristico di
                  mettersi in relazione con la realtà circostante; il modo in cui una persona parla, ascolta, si
                  muove, respira e guarda rivelano i modelli dinamici psico-bioenergetici interni. Quello che si
                  manifesta - contrazione, espansione, conflitto, gelo, collasso, attivazione, annientamento o
                  dissociazione  -  sono  le “dichiarazioni energetiche” dei processi interni della persona.
                  Dichiarazioni energetiche - e non semplicemente stati emotivi - in quanto forme modulate
                  di energie interiori (diversi livelli) ed esteriori (da cui psico-bioenergetica): paura che provoca



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